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Shopper a pagamento: le ultime novità

L’avvio delle novità relative alla commercializzazione delle borse di plastica – cosiddette shopper ha destato molti dubbi e polemiche. Da ultime verifiche il costo delle buste ultraleggere varia attualmente da 1 e 2 centesimi soprattutto nella grande distribuzione, è possibile utilizzare le buste di carta in loro sostituzione, l’unica cosa è che costano di più per cui l’esercente dovrà decidere se e a quale prezzo farle pagare.

Ricordiamo che questa materia, i cui primi interventi risalgono ormai a molti fa, aveva già causato nel tempo criticità tanto che la sua evoluzione è stata lunga e complessa ed ha visto la CNA impegnata per supportare le aziende in questa transizione.

Infatti, in attuazione della disciplina comunitaria volta a ridurre l’impatto di questi beni sull’ambiente, l’Italia ha adottato un primo divieto per la commercializzazione degli shopper non biodegradabili già a partire dal 2011. Nel tempo si sono susseguite diverse proroghe, determinate da un lato dalla mancata definizione, in fase iniziale, dello standard tecnico in base al quale individuare i sacchetti biodegradabili e, dall’altro, a smaltire le scorte.
La definitiva entrata in vigore del divieto si ha con l’avvio, ad agosto del 2014, delle sanzioni.
In questo quadro è intervenuto appunto il Decreto Mezzogiorno nel quale, ricordiamo, è stata inserita la disposizione relativa agli shopper con un emendamento presentato in extremis (su un provvedimento riguardante una materia assolutamente estranea a quella ambientale) rendendo di fatto impossibile qualsiasi intervento da parte della CNA.

Le principali novità introdotte riguardano:
• le definizioni,
• la progressiva riduzione, in recepimento della Direttiva 2015/720/UE, delle borse ultraleggere e incremento nel tempo del contenuto minimo di materia prima rinnovabile,
• nuovi obblighi di comunicazione
• il divieto di distribuzione gratuita.
In particolare quest’ultimo punto ha causato, in occasione della data del 1° gennaio, molte criticità per le imprese e molti dubbi applicativi; in merito è intervenuta, da ultimo, una circolare del Ministero dell’Ambiente, i cui chiarimenti principali riguardano:
• La corretta classificazione delle buste di plastica commercializzabili, rispetto alle fattispecie previste:
• borse di plastica riutilizzabili con maniglia esterna alla dimensione utile del sacco e borse di plastica riutilizzabili con maniglia interna alla dimensione utile del sacco, con determinati requisiti di spessore e % di plastica riciclata;
• borse di plastica biodegradabili e compostabili certificate da organismi accreditati;
• borse ultraleggere biodegradabili e compostabili di spessore inferiore a 15 micron, realizzate con almeno il 40% di materia prima rinnovabile (percentuale che si incrementa negli anni successivi), ai fini di igiene fornite come imballaggio primario per alimenti sfusi, come frutta, verdura ed altri alimenti che non siano già stati preincartati dal produttore.
• Il divieto di distribuzione gratuita che, viene chiarito, riguarda tutte le borse di plastica ammesse al commercio.
• La possibilità di utilizzo di borse portate dall’esterno per asporto di prodotti sfusi: su questo punto il Ministero dell’Ambiente si rimette al dettato del Ministero della Salute, orientato a consentire l’utilizzo di sacchetti di plastica monouso (non utilizzati in precedenza) già in possesso della clientela, che però rispondano ai criteri previsti dalla normativa sui materiali destinati a venire a contatto con gli alimenti.

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